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Best seller: da leggere o no? La diatriba Citati-Faletti

di Mariapaola De Santisin Temi e Monografie3 min di lettura

Pietro Citati. La diatriba con Giorgio Faletti sui best seller
(Foto: Archivi Rai)

Ha destato non poche polemiche l'articolo di Pietro Citati apparso sul Corriere della Sera e ipercliccato su Corriere.it.

I lettori italiani, secondo lo scrittore e critico letterario, sono peggiorati negli ultimi trenta-quarant'anni. La generazione di autori che pubblicava i propri libri attorno agli anni Sessanta e Settanta, è stata la più ricca e feconda apparsa da secoli nella letteratura italiana e i lettori “avventurosi ed impavidi” hanno ereditato le qualità degli scrittori del tempo. Non hanno temuto metafore, allusioni, argomenti complessi. Sono due gli esempi di Citati: l'Insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera e quello delle Nozze di Cadmo e Armonia di Roberto Calasso. La lettura odierna è secondo il critico una specie di orgia, dove ciò che conta è la volgarità dell'immaginazione, la banalità della trama e la mediocrità dello stile. Pietro Citati consiglia, inoltre di non leggere affatto, piuttosto che leggere Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho sottolineando la scomparsa dei classici. Gli italiani non hanno mai letto Dickens e Balzac. Kafka (che negli anni Settanta e Ottanta era amatissimo) è finito con Tolstoj e Borges nell'oblio “dei più”.

Non ha tardato la pungente risposta di Giorgio Faletti ospite nello studio di “Invasioni barbariche” condotto da Daria Bignardi su La7. Faletti, affermando di non aver mai sentito prima Citati a differenza di Dan Brown e Coelho, ha ricordato che Totò fu massacrato dalla critica e oggi è ritenuto geniale. Stessa sorte per scrittori come Scott, Dumas e Mark Twain, «distrutti dalla critica del loro tempo».

Centinaia di opinioni nel mondo della rete, tra Twitter e Facebook. I lettori hanno espresso i loro pareri su forum e blog ovviamente a seconda delle loro preferenze. Sul fronte degli editori, le opinioni sono le più disparate. Secondo Elisabetta Sgarbi, direttore editoriale di Bompiani, che pubblica Paulo Coelho, ha ribadito la libertà della lettura accompagnata dalla consapevolezza. Per Stefano Mauri, presidente e amministratore delegato di Gems la narrativa di intrattenimento non ha alcuna pretesa di spostare l’opinione della gente. Anche Alessandro Dalai, che pubblicò nel 2002 il primo thriller di Faletti, difende i bestseller: Dan Brown, Giorgio Faletti e Paulo Coelho hanno un solo punto in comune, quello di essere best seller.

Il grande successo è quello che rimane e, questi sono scrittori che rimangono, secondo Dalai, anche se i best seller sono libri che hanno una costante di intrattenimento innegabile. Il discorso fondamentalmente è uno: i best seller da un lato e i libri d'autore dall'altro rappresentano due alternative per lettori che hanno gusti, cultura e livelli di istruzione differenti. E non è immaginabile che uno dei due generi scompaia. Non si può impedire ai lettori meno impegnati di leggere né ai più forbiti di ricercare la qualità. Il mercato editoriale deve offrire un'eterogeneità di prodotti per un pubblico di fruitori altrettanto eterogeneo. È come offrire ai lettori di quotidiani e riviste, seppur numericamente esigui in Italia, solo giornalismo d'inchiesta o solo gossip. Ciò che si può fare è educare il lettore al bello ed alla qualità. Poi, come sempre, vige il libero arbitrio.

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